La giara
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Don Lollò Zirafa era un uomo ricco e sempre furioso. Litigava con tutti e portava tutti in tribunale. Teneva perfino un libro di leggi in cucina, per controllare ogni sua ragione. I contadini lo temevano, ma soprattutto ridevano di lui alle spalle.
Per la raccolta delle olive aveva comprato una giara nuova, alta più di un uomo. Era bellissima, grande e panciuta, e Don Lollò ne era orgoglioso come di un figlio.
Una mattina i lavoratori l'hanno trovata rotta. Era spaccata da un lato, pulita, come tagliata. Nessuno l'aveva toccata, nessuno sapeva niente. Don Lollò gridava, accusava tutti, minacciava processi. Il suo viso era rosso come il fuoco.
Allora un contadino gli ha parlato di Zi' Dima Licasi, un vecchio gobbo che sapeva riparare ogni cosa. Diceva di avere una colla segreta, capace di tenere insieme qualsiasi rottura.
Zi' Dima è arrivato, silenzioso e scontroso. Ha guardato la giara e ha detto: «La colla basta. Sarà come nuova.» Ma Don Lollò non si fidava di quella colla misteriosa. Voleva anche i punti di ferro. Offeso, il vecchio ha ceduto. «Faccio come vuole lei. Ma la colla bastava.»
Per mettere i punti dall'interno, Zi' Dima è entrato nella giara. Batteva col martello, mentre Don Lollò lo osservava dall'alto con occhi sospettosi. Il lavoro è venuto benissimo: la giara sembrava intatta.
Poi il vecchio ha cercato di uscire. Ma non poteva. La pancia era larga, il collo stretto. Zi' Dima era prigioniero dentro la cosa che aveva appena riparato.
Don Lollò era contento e furioso insieme. È corso dall'avvocato. La risposta però era una trappola doppia. «Se lo tieni là dentro, è sequestro di persona. Se rompi la giara per liberarlo, non puoi chiedergli il valore. E lui non ti deve niente, se la giara resta intera.»
Tornato a casa, Don Lollò ha ordinato al vecchio di pagare la giara. Zi' Dima ha rifiutato con calma. «Sto benissimo qua dentro. Mi piace. Non esco per niente al mondo.»
È scesa la notte. I contadini passavano il vino dal collo della giara. Zi' Dima beveva e cantava. Alla fine tutti ballavano intorno alla giara sotto la luna, ridendo a crepapelle.
Don Lollò, impazzito per il rumore, è uscito di corsa. Ha dato un calcio alla giara. Quella è rotolata giù per la salita e si è spaccata contro un ulivo.
Zi' Dima era libero. Libero per mano dello stesso Don Lollò, e quindi non doveva pagare niente. I contadini lo hanno preso sulle spalle e lo hanno portato via in trionfo, cantando nella notte.
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